Differenza tra Ale e Lager: la guida definitiva alle due grandi famiglie della birra
Quando ci si avvicina al mondo della birra di qualità, sia come semplici appassionati che come homebrewer o degustatori, una delle primissime domande che ci si pone riguarda la reale differenza tra ale e lager.
Se sei abituato alle classiche produzioni industriali da supermercato, potresti pensare che la distinzione fondamentale tra i prodotti dipenda semplicemente dal colore della bevanda (chiare contro scure) o dal grado alcolico riportato in etichetta. In realtà, la vera distinzione è molto più affascinante, squisitamente tecnica e legata all’antico processo di produzione in cantina.
Ale e Lager rappresentano i due emisferi del pianeta birra. Da questi due ceppi principali derivano praticamente tutti gli stili che trovi oggi sul mercato: dalle luppolate IPA alle intense Stout, passando per le freschissime Pils fino alle strutturate Bock. Capire a fondo questa fondamentale differenza tra ale e lager ti aiuterà a scegliere con maggiore consapevolezza la bottiglia perfetta per i tuoi gusti personali, migliorando la tua esperienza di acquisto e di bevuta.
1. L’evoluzione storica: come nasce la differenza tra ale e lager
Per comprendere l’origine di questa scissione nel mondo brassicolo, dobbiamo fare un salto indietro nel tempo di diversi secoli. La storia della birra è per oltre l’90% una storia di birre ad alta fermentazione, ovvero quelle che oggi chiamiamo comunemente Ale.
L’antico dominio delle Ale
Fin dai tempi dei Sumeri, degli Egizi e successivamente durante tutto il Medioevo europeo, la birra veniva prodotta esclusivamente sfruttando lieviti selvaggi o ceppi che lavoravano a temperature ambiente. In Gran Bretagna e in Belgio, il termine “Ale” indicava originariamente una bevanda fermentata di malto d’orzo, spesso aromatizzata con miscele di erbe e spezie (il cosiddetto gruit) prima che l’uso del luppolo diventasse lo standard continentale. Queste birre venivano prodotte nei mesi caldi e consumate rapidamente, poiché la mancanza di sistemi di refrigerazione esponeva i liquidi a facili contaminazioni batteriche. Il profilo di queste produzioni era ricco, fenolico, spesso fruttato e fortemente legato al territorio di produzione.
La rivoluzione fredda delle Lager
La nascita delle Lager è invece un evento più tardivo e geograficamente localizzato nelle regioni della Baviera, in Germania. A partire dal XV secolo, i monaci e i birrai tedeschi notarono che immagazzinando le botti di birra all’interno di grotte alpine ghiacciate o cantine scavate in profondità durante l’inverno, il prodotto non solo si conservava più a lungo, ma sviluppava un profilo radicalmente diverso. La birra diventava limpida, priva di torbidità, con un gusto incredibilmente pulito e rinfrescante.
Nel 1516, l’editto di purezza tedesco (Reinheitsgebot) e le successive leggi bavaresi arrivarono persino a proibire la produzione di birra nei mesi estivi per evitare infezioni, decretando di fatto la nascita della tecnica della “lagerizzazione” (dal tedesco lagern, che significa immagazzinare). Da quel momento, la differenza tra ale e lager divenne non solo una questione di preferenza gustativa, ma una vera e propria barriera legislativa e tecnologica che avrebbe cambiato per sempre l’industria globale.
2. La scienza biologica: la differenza tra ale e lager nel lievito
Se volessimo spogliare l’argomento da ogni romanticismo storico e ridurlo alla sua essenza puramente scientifica, scopriremmo che l’intero asse attorno cui ruota la differenza tra ale e lager è guidato da un unico fattore: il microrganismo responsabile della fermentazione. Parliamo, ovviamente, del lievito.
Saccharomyces cerevisiae: l’anima delle Ale
Il ceppo utilizzato per la produzione delle birre Ale è il Saccharomyces cerevisiae. Si tratta dello stesso identico lievito utilizzato da millenni per la panificazione e per la fermentazione del vino.
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Comportamento cellulare: Questo fungo monocellulare viene definito ad “alta fermentazione” perché, durante la fase tumultuosa del processo, le cellule tendono a raggrupparsi e a risalire verso la superficie del fermentatore, spinte dall’anidride carbonica, formando una densa schiuma superficiale.
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Temperature d’azione: Il Saccharomyces cerevisiae è un organismo amante del caldo. Svolge il suo lavoro ideale in un range termico compreso tra i 15°C e i 24°C.
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Sottoprodotti aromatici: Lavorando a temperature elevate, il metabolismo del lievito è estremamente accelerato. Questo porta alla massiccia sintesi di composti chimici chiamati esteri e fenoli. Gli esteri sono responsabili delle note fruttate (banana, mela, pera, frutti di bosco, frutta tropicale) mentre i fenoli donano sfumature speziate (chiodo di garofano, pepe nero). Questo corredo biochimico conferisce alle Ale la loro tipica complessità d’insieme.
Saccharomyces pastorianus: il rigore delle Lager
Le birre Lager devono la loro esistenza a un ceppo completamente diverso, denominato Saccharomyces pastorianus (storicamente noto anche come Saccharomyces carlsbergensis, in onore dei laboratori danesi che per primi lo isolarono in purezza).
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Un ibrido genetico: La scienza moderna ha scoperto che questo lievito è un ibrido naturale, nato dall’incontro fortuito tra il classico Saccharomyces cerevisiae e un lievito selvaggio tollerante al freddo, il Saccharomyces eubayanus, giunto probabilmente in Europa dalle rotte commerciali della Patagonia.
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Comportamento cellulare: Viene definito a “bassa fermentazione” perché, al termine del suo ciclo vitale, non risale in superficie ma tende a flocculare e a depositarsi lentamente sul fondo del recipiente di fermentazione.
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Temperature d’azione: Questo microrganismo predilige gli ambienti freddi e lavora a temperature standard oscillanti tra gli 8°C e i 14°C.
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Profilo neutro e pulito: A causa del freddo, il metabolismo cellulare è lento e controllato. La produzione di esteri e fenoli è ridotta quasi a zero. Il lievito non aggiunge aromi propri al liquido, comportandosi come una lente d’ingrandimento neutra che mette in risalto unicamente i sapori derivanti dai malti d’orzo e dai luppoli scelti dal birraio.
3. Il processo produttivo: la differenza tra ale e lager in cantina
Le diversità biologiche dei lieviti costringono il birraio a impostare due flussi di lavoro completamente differenti all’interno della sala di cottura e, soprattutto, nella cantina di fermentazione. Esaminiamo passo dopo passo come si sviluppa questa gestione dinamica.
La gestione dei tempi e delle temperature
Il fattore tempo mostra in modo evidente la differenza tra ale e lager. Una birra ad alta fermentazione è un prodotto intrinsecamente più rapido da realizzare. Una volta inoculato il lievito nel mosto zuccherino a circa 20°C, la fermentazione principale si esaurisce frequentemente in un arco di tempo che va dai 4 ai 7 giorni. Dopo una breve sosta di assestamento e una veloce chiarificazione, la birra può essere confezionata e immessa sul mercato nel giro di due o tre settimane totali.
Il discorso cambia radicalmente per le basse fermentazioni. Il mosto deve essere raffreddato drasticamente prima dell’inoculo per evitare che il lievito subisca uno shock termico o produca aromi sgradevoli. La fermentazione a 10°C richiede ritmi lenti: possono volerci dai 10 ai 14 giorni solo per la fase primaria.
Successivamente, il birraio deve effettuare la cosiddetta “sosta del diacetile”, innalzando leggermente la temperatura per un paio di giorni per consentire al lievito di riassorbire il diacetile, un sottoprodotto naturale che dona un fastidioso sapore di burro rancido o popcorn al cinema.
Il rito della Lagerizzazione
Una volta completata la fermentazione, la Lager entra nella fase che le dà il nome: la lagerizzazione. Il liquido viene trasferito in appositi serbatoi di maturazione e la temperatura viene abbassata progressivamente fino a raggiungere valori compresi tra 0°C e 2°C. La birra rimane a riposare in queste condizioni frigide per un periodo minimo di quattro settimane, che in alcuni stili tradizionali (come le Doppelbock) può estendersi fino a tre o sei mesi.
Durante questo letargo controllato avvengono miracoli chimici:
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Le proteine residue, i tannini e le cellule di lievito esauste precipitano sul fondo per gravità.
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La birra acquisisce una limpidezza cristallina naturale, senza bisogno di filtrazioni spinte o chiarificanti chimici.
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I composti solforosi volatili evaporano, lasciando spazio a un gusto straordinariamente rotondo, morbido e privo di spigolosità.
4. Guida enciclopedica agli stili: l’atlante delle alte e basse fermentazioni
Per comprendere appieno la tangibile differenza tra ale e lager, non c’è modo migliore che analizzare nel dettaglio i singoli stili storici che compongono queste due immense galassie. Ognuno di essi possiede caratteristiche visive, olfattive e gustative uniche.
🌿 La Galassia delle Birre Ale (Alta Fermentazione)
IPA (India Pale Ale)
Lo stile che ha guidato la rivoluzione della birra artigianale mondiale. Storicamente nate in Inghilterra per sopportare i lunghi viaggi in nave verso le colonie indiane grazie all’effetto conservante di abbondanti dosi di luppolo, le IPA moderne si dividono in tantissime sotto-categorie. Il loro tratto distintivo è l’esplosione olfattiva: resina di pino, pompelmo, frutta tropicale, accompagnati da un amaro deciso, persistente e rinfrescante al palato.
NEIPA (New England India Pale Ale)
Una variante moderna e rivoluzionaria nata sulla costa Est degli Stati Uniti. Le NEIPA si presentano visivamente opache, quasi lattiginose, simili a un succo di frutta tropicale a causa dell’uso massiccio di avena e frumento in ricetta e di tecniche di luppolatura a freddo (dry hopping). Al palato l’amaro è ridotto al minimo, lasciando spazio a una consistenza setosa, morbida e a un trionfo di aromi di mango, papaya, ananas e pesca sciroppata.
APA (American Pale Ale)
Cugine più snelle ed equilibrate delle IPA. Le APA sfruttano i luppoli autoctoni americani (come il celebre Cascade) per offrire un profilo agrumato e floreale, ma mantengono una base di malto decisamente avvertibile che dona note di crosta di pane e caramello chiaro. Sono birre quotidiane, bilanciate e dotate di una grandissima facilità di bevuta.
Belgian Blonde Ale
Rappresentante della grande scuola belga. Qui la differenza tra ale e lager emerge non tanto dal luppolo, quanto dagli aromi espressi dal lievito. Presenta un colore dorato carico, una schiuma rocciosa e profumi intensi che ricordano la pera, la banana, il miele e una leggera speziatura che richiama il pepe. Nonostante la gradazione alcolica spesso medio-alta, scorre in bocca in modo morbido e moderatamente dolce.
Belgian Dubbel, Tripel e Quadrupel
I tre pilastri della tradizione monastica e trappista belga. Le Dubbel sono birre ambrate o scure, ricche di note di frutta secca, datteri, prugne e caramello bruno. Le Tripel tornano su tonalità dorate, rivelandosi secche, speziate, calde e traditrici (l’alcol è mascherato magistralmente da una sferzata di freschezza). Le Quadrupel rappresentano la vetta della complessità: scure, dense, calde come un liquore, ricche di suggestioni di fichi secchi, cioccolato e spezie da meditazione.
Porter e Stout
Le storiche birre scure di origine britannica. Prodotte con percentuali variabili di malti tostati e torrefatti, le Porter tendono a sviluppare aromi che richiamano il cioccolato al latte, la nocciola tostata e il caramello scuro. Le Stout, nate come evoluzione più robusta delle Porter, spingono l’acceleratore sui malti altamente tostati (orzo non maltato torrefatto), regalando al naso e al palato sensazioni nette di caffè espresso, cacao amaro e calore torbato, con un finale secco e quasi tagliente.
Imperial Stout
La versione monumentale delle Stout, storicamente esportata alla corte degli Zar di Russia. Sono birre dal colore nero impenetrabile, dense come petrolio, con gradazioni alcoliche che superano frequentemente i 10 gradi. Il profilo è un labirinto sensoriale: liquirizia pura, cioccolato fondente al 90%, caffè, frutta sotto spirito e note catramate. Ottime birre da invecchiamento e da fine pasto.
Saison
Uno stile rurale nato nelle fattorie della Vallonia, in Belgio. Le Saison venivano brassate in inverno per dissetare i braccianti agricoli durante il duro lavoro estivo nei campi. Sono birre dal colore dorato o ambrato chiaro, secche all’inverosimile, decisamente frizzanti e caratterizzate da un profilo aromatico rustico: note agrumate di scorza d’arancia, sentori terrosi e una speziatura pungente che ricorda il pepe bianco.
🌾 La Galassia delle Birre Lager (Bassa Fermentazione)
Pils / Pilsner
Nata nel 1842 nella città di Plzeň, nella Repubblica Ceca, la Pils ha rivoluzionato l’estetica della birra nel mondo, diventando lo stile più copiato (e spesso banalizzato) a livello industriale. Una vera Pils artigianale si distingue per la purezza visiva del suo colore oro antico e per il profumo floreale ed erbaceo dei luppoli nobili europei (come il Saaz). Al palato esprime una prima nota dolce di malto che vira immediatamente verso un amaro netto, secco, pulito e straordinariamente dissetante.
Helles
La risposta della Baviera al successo della Pils ceca. I birrai di Monaco crearono una Lager chiara che mettesse al centro dell’esperienza gustativa la dolcezza e la fragranza del malto locale anziché l’amaro del luppolo. La Helles profuma intensamente di cereale fresco, miele d’acacia e mollica di pane. In bocca è rotonda, morbida, priva di spigoli amari e dotata di una scorrevolezza d’altri tempi.
Märzen
La birra tradizionalmente legata all’Oktoberfest di Monaco di Baviera. Prodotta storicamente nel mese di marzo (da cui il nome) prima del divieto estivo, veniva lasciata maturare a lungo nelle grotte ghiacciate fino all’autunno. Ha un colore ambrato lucente e un profilo gustativo dominato da malti più tostati che evocano note di crosta di pane ben cotta, biscotto e caramello leggero, bilanciati da un finale pulito e moderatamente secco.
Dunkel
La Lager scura tradizionale della Baviera, nata molto prima delle varianti chiare. A differenza delle Stout ad alta fermentazione, la Dunkel manifesta la differenza tra ale e lager attraverso una pulizia gustativa impeccabile: non troverai mai le note acide o la spigolosità del caffè torrefatto, bensì aromi caldi e morbidi di cioccolato al latte, nocciola, toffee e crosta di pane nero, senza alcuna pesantezza al palato.
Bock e Doppelbock
Le Lager forti della tradizione tedesca, originarie della città di Einbeck. Le Bock sono birre strutturate, ramate o ambrate, nate per celebrare le festività o i cambi di stagione, ricche di calore maltato. Le Doppelbock (tradizionalmente prodotte dai monaci minimi di Monaco come “pane liquido” per sostenere il digiuno della Quaresima) portano la struttura a livelli superiori: colore scuro, corpo denso, aromi caldi di prugna, uvetta, melassa e una dolcezza residua importante, bilanciata magistralmente dalla pulizia della bassa fermentazione.
Kellerbier
Letteralmente “birra di cantina”. Rappresenta il modo più antico e genuino di bere una Lager in Franconia. La Kellerbier viene servita giovane, non filtrata e spesso non pastorizzata, mantenendo una leggera opacità visiva dovuta ai lieviti in sospensione. Ha una frizzantezza molto moderata e un profilo rustico, ricco di aromi di cereale, erbe selvatiche e una caratteristica nota fragrante che ricorda l’ambiente di cantina del birrificio.
Vienna Lager
Uno stile storico sviluppato in Austria a metà del XIX secolo grazie alle innovazioni sui forni di essiccazione del malto. Ha un colore ambrato ramato brillante e si caratterizza per l’uso dell’omonimo malto Vienna, che conferisce aromi eleganti di mandorla tostata, biscotto e pane tostato. È una birra di medio corpo, dall’equilibrio perfetto tra la dolcezza iniziale del cereale e un finale secco e pulito guidato da luppoli continentali.
📊 La tabella comparativa definitiva
Per riassumere visivamente quanto analizzato finora e fissare i concetti chiave che determinano la differenza tra ale e lager, ecco uno specchietto riassuntivo ad altissimo valore scientifico ed editoriale:
| Parametro Tecnico | Famiglia delle Birre Ale | Famiglia delle Birre Lager |
| Ceppo di Lievito | Saccharomyces cerevisiae | Saccharomyces pastorianus |
| Classificazione | Alta Fermentazione | Bassa Fermentazione |
| Range di Temperatura | Da 15°C a 24°C (Ambiente/Caldo) | Da 8°C a 14°C (Freddo controllato) |
| Comportamento Cellulare | Risalita in superficie a fine processo | Flocculazione e deposito sul fondo |
| Profilo Aromatico | Ricco, espressivo, fruttato e speziato | Pulito, lineare, focalizzato sulle materie prime |
| Presenza di Esteri/Fenoli | Elevata (aromi complessi secondari) | Minima o del tutto assente |
| Fase di Maturazione | Breve sosta a temperatura di cantina | Lagerizzazione (settimane a 0-2°C) |
| Limpidezza Visiva | Da opaca (NEIPA) a limpida | Naturalmente cristallina e brillante |
| Sensazione in Bocca | Spesso più calda, strutturata e densa | Scattante, pulita, secca e rinfrescante |
| Esempi di Stili | IPA, Stout, Belgian Tripel, Saison | Pils, Helles, Märzen, Doppelbock |
5. Abbinamenti e servizio: come valorizzare la differenza tra ale e lager
Comprendere la teoria è fondamentale, ma la birra è un’esperienza sensoriale che va vissuta nel bicchiere. La gestione del servizio e l’accostamento con il cibo risentono pesantemente della famiglia di appartenenza del prodotto scelto.
Le regole d’oro per la temperatura di servizio
Un errore diffusissimo consiste nel servire tutte le birre alla stessa temperatura, spesso gelate da freezer. Questo trattamento uccide letteralmente i profumi.
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Le Lager vanno servite fredde, ma non ghiacciate (tra i 4°C e i 9°C). Una temperatura troppo bassa esalta la carbonazione e l’amaro tagliente di una Pils o la freschezza di una Helles. Stili più strutturati come le Doppelbock beneficiano invece di un servizio intorno agli 8-10°C per sprigionare la dolcezza del malto.
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Le Ale richiedono temperature più calde (tra gli 8°C e i 14°C). Servire una Belgian Tripel o una Imperial Stout a 4°C significa azzerare completamente il lavoro del lievito: gli esteri fruttati rimangono intrappolati nel liquido e la birra risulterà piatta e anonima al naso. Più la birra è complessa e alcolica, più il bicchiere deve essere servito tiepido.
La scelta del bicchiere adatto
Il vetro non è un semplice contenitore, ma uno strumento acustico per gli aromi.
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Per le Lager si prediligono forme slanciate e pareti sottili (come il classico Flute o la Pilsner Glass) che aiutano a mantenere viva la spumeggiante frizzantezza e mostrano la limpidezza del colore, oppure il robusto Boccale in vetro spesso (Mass) per gli stili bavaresi da festa.
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Per le Ale servono pance larghe e imboccature che si stringono o si allargano (come la Coppa, il Calice a tulipano o lo speciale bicchiere Teku). Queste geometrie permettono di far roteare il liquido, scaldarlo con il calore delle mani e concentrare la complessa carica aromatica verso il naso del degustatore.
L’arte dell’abbinamento gastronomico
Anche a tavola la differenza tra ale e lager detta le regole del gioco culinario, muovendosi sui binari della concordanza o del contrasto di intensità.
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Abbinare le Lager: La loro eccezionale pulizia e la secchezza finale le rendono perfette per ripulire la bocca dai grassi. Una Helles sposa divinamente i pesci bianchi, i formaggi freschi e i salumi leggeri. Una Pils esalta la frittura di paranza e la pizza margherita grazie alla sua sferzata amara. Una Märzen o una Vienna Lager tengono testa a carni bianche arrosto, maiale e grigliate tradizionali. Le Doppelbock, con la loro struttura calda, sono ideali per formaggi stagionati o dessert a base di pasta frolla.
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Abbinare le Ale: La loro complessità aromatica richiede piatti capaci di dialogare con profumi intensi. Le IPA e le APA sono perfette con cibi piccanti, cucina messicana, hamburger gourmet o formaggi erborinati come il gorgonzola. Le birre belghe (Blonde, Tripel) amano le carni strutturate, i risotti mantecati e i formaggi a crosta fiorita. Le Stout e le Imperial Stout trovano il loro matrimonio d’amore con le ostriche (per contrasto salato/tostato), con carni stufate a lunga cottura o con dolci al cioccolato fondente e caffè.
🍺 Il consiglio dell’esperto di Craic Beer Shop
Se stai muovendo i primi passi nel panorama delle birre artigianali di qualità, il nostro suggerimento per comprendere la vera differenza tra ale e lager consiste nel non fossilizzarti mai su un’unica tipologia.
Una Lager fatta a regola d’arte ha il grande pregio di educare il palato all’apprezzamento dell’equilibrio millimetrico, della pulizia assoluta delle materie prime e della precisione tecnica del birraio. Una Ale, d’altro canto, spalancherà le porte della percezione emotiva, mostrandoti come un semplice lievito possa creare aromi complessi e caldi capaci di evolvere minuto dopo minuto all’interno del bicchiere. Alternare con costanza gli stili all’interno delle tue sessioni di assaggio è il segreto migliore per allenare i sensi, affinare le tue competenze e capire quale filosofia produttiva fa battere davvero il tuo cuore di appassionato.
Conclusione
In fin dei conti, è bene ricordare che la famiglia delle Ale e la famiglia delle Lager non sono due mondi in perenne competizione o l’uno l’evoluzione qualitativa dell’altro. Rappresentano semplicemente due filosofie parallele e complementari di interpretare la millenaria magia della fermentazione.
Conoscere a fondo la differenza tra ale e lager, imparare a leggere le etichette con occhio critico e comprendere il funzionamento dei lieviti ti permetterà di evitare acquisti errati, scegliere la bottiglia perfetta per ogni specifica occasione sociale e apprezzare l’immenso e silenzioso lavoro che il birraio svolge dietro le quinte della cantina.
Su Craic Beer Shop abbiamo selezionato con cura maniacale una gamma vastissima di referenze appartenenti a entrambe le famiglie, provenienti dai migliori birrifici artigianali nazionali e internazionali. Il modo migliore per comprendere definitivamente questa differenza? Ordinare una selezione mirata di stili opposti e metterle alla prova una di fianco all’altra nel tuo salotto!
❓ Domande Frequenti (FAQ)
Ale e Lager hanno sempre lo stesso grado alcolico?
No. Il volume alcolico di una birra è determinato esclusivamente dalla quantità di zuccheri fermentabili presenti nel mosto iniziale (estratti dal malto d’orzo) e dall’efficienza del lievito nel convertirli in alcol, non dal tipo di fermentazione. Esistono Ale leggerissime come le Session IPA (3.5%) ed estremamente alcoliche come i Barley Wine (12%), esattamente come esistono Lager quotidiane come le Helles (4.8%) e Lager decisamente robuste come le Doppelbock (8.5%).
Una birra Lager si presenta sempre di colore chiaro?
Questo è uno dei falsi miti più radicati. Il colore finale della birra dipende unicamente dal livello di tostatura ed essiccazione dei malti utilizzati nella ricetta, non dal lievito. Di conseguenza, esistono Lager ambrate (Märzen, Vienna Lager) o decisamente scure e torrefatte, come le tradizionali Dunkel e le Schwarzbier tedesche, che mantengono la tipica pulizia gustativa della bassa fermentazione pur essendo scure come la notte.
Le IPA appartengono alla famiglia delle Ale o delle Lager?
Le IPA (India Pale Ale) appartengono al 100% alla famiglia delle Ale. Il termine stesso “Ale” è racchiuso nell’acronimo dello stile. Sfruttano ceppi di lievito ad alta fermentazione che lavorano a temperature calde, arricchendo il profilo luppolato con le tipiche note fruttate derivanti dagli esteri del lievito.
Le birre Pilsner sono delle Lager?
Sì, assolutamente. Le Pilsner (o comunemente Pils) rappresentano in assoluto lo stile più famoso, celebrato, storico e diffuso dell’intera grande famiglia delle Lager a bassa fermentazione.
Quale stile è consigliato per un neofita che inizia ad assaggiare?
Per chi proviene dalle classiche birre industriali, una Lager pulita ed equilibrata come una Helles o una Kellerbier rappresenta il punto di partenza ideale per non aggredire il palato con sapori estremi. Tuttavia, se ami i profumi intensi e l’agrumato, anche una Blonde Ale belga o una Session IPA leggera possono rivelarsi ottimi primi passi per scoprire la complessità delle alte fermentazioni.
Cosa significa esattamente il termine “alta fermentazione”?
Il termine si riferisce al comportamento del lievito Saccharomyces cerevisiae che, lavorando a temperature calde (15-24°C), genera una fermentazione molto vigorosa. Le bolle di anidride carbonica spingono le cellule di lievito a raggrupparsi e a risalire verso la parte superiore del tino, creando uno spesso strato di schiuma sulla superficie del mosto.
La schiuma differisce tra Ale e Lager?
La persistenza, la compattezza e la grana della schiuma dipendono principalmente dalle proteine contenute nei malti (come frumento o avena) e dalle tecniche di luppolatura, non direttamente dal ceppo di lievito. Tuttavia, a causa della forte carbonazione naturale e dei lunghi tempi di maturazione a freddo, molte Lager tradizionali sviluppano una schiuma eccezionalmente pannosa, compatta e duratura.